
Scendono dalle colline
i venti del dolore.
Ora che cupo
è il mare
e triste la campagna
e crepano le volpi
lungo i fossi
e per gli antichi borghi
la vita si fa pianto
e il bosco geme,
dilaga la cancrena.
E' come la sincope
che strazia le starnelle
lungo i canali asfitti
nella calura estiva.
E' l'antico sussulto
di una umanità dolente
che nel cuore si serra
in attesa del nulla.
Paese che muori
sotto piedi sordi
agonizzi in silenzio
e aspettando taci.
Ciniche carezze
ti rapinano ancora.
Tu lo sai da sempre
ma ti lasci andare.
E non lo aiuta
il bisogno di pace
quel frastuono di morte
che rompe i pianori.
E quei virgulti
che poveri di luce
pavidi e sgomenti
volgono al macello.
Francesco Agresti
i venti del dolore.
Ora che cupo
è il mare
e triste la campagna
e crepano le volpi
lungo i fossi
e per gli antichi borghi
la vita si fa pianto
e il bosco geme,
dilaga la cancrena.
E' come la sincope
che strazia le starnelle
lungo i canali asfitti
nella calura estiva.
E' l'antico sussulto
di una umanità dolente
che nel cuore si serra
in attesa del nulla.
Paese che muori
sotto piedi sordi
agonizzi in silenzio
e aspettando taci.
Ciniche carezze
ti rapinano ancora.
Tu lo sai da sempre
ma ti lasci andare.
E non lo aiuta
il bisogno di pace
quel frastuono di morte
che rompe i pianori.
E quei virgulti
che poveri di luce
pavidi e sgomenti
volgono al macello.
Francesco Agresti
(foto di Angela Immediato)