Francesco Agresti, che vive a Roma fin dall' adolescenza, è ritornato alla Città natale per un recital di poesia tenutosi il 30 Settembre nella Basilica della Badia di San Pietro Alli Marmi. Il recital si è svolto in un clima di commossa e intensa partecipazione. Interventi del giornalista del Mattino Antonio Manzo e del critico letterario Vito Pinto. Coordinamento di Maria Rosaria Forlenza. Sono state recitate poesie della raccolta "Ritorno ad Eboli" e il poemetto a due voci " ITACA, l' isola impossibile" superbamente interpretati da Anna Nisivoccia e Davide Curzio, con l' accompagnamento musicale di Rocco Vertuccio.
Francesco Agresti, tra le altre cose, è il fondatore del premio internazionale di poesia "Pier Paolo Pasolini" che annovera tra i promotori:
ALESSIO BRANDOLINI, MARTHA CANFIELD, BIANCAMARIA FRABOTTA, DACIA MARAINI

Oltre al lamento del mare, nelle notti di luna,
al luccichio delle stelle,
che le cime della selva sfiora,
e al desiderio comune
che almeno un sorriso, sia pur mesto,
vaghi, tra cirri errabondi
e che al cuore di un poeta approdi
cui altro non brami che riscattare,
tra sordità solenni, il dolore del mondo.
*
L'Ermice ("Ritorno ad Eboli")
Ma oggi proprio non so perché vago
tra questi obliati olivi
e la spenta ginestra
nella morente estate.
Oggi non so se ancora il lepre,
di fratta in fratta, fugge
al sordo scalpitar di sonagliere
tra questi obliati olivi
e la spenta ginestra
nella morente estate.
Oggi non so se ancora il lepre,
di fratta in fratta, fugge
al sordo scalpitar di sonagliere
o se ancora bacche ostenta,
più su, l'aspro ginepro.
Sento soltanto il mormorio dell'acqua
che scende a valle saltellando
tra un variar di verdure
e rari cinguettii.
Ora rammento quanto, scaltro capriolo,
m' inerpicavo pei versanti tuoi
tra felci e querciòli e mortelle
e profumi di labiati.
e ti scoprivo fin dove
l'acqua avevi più pura.
E in te correvo e in te vivevo
e per te trasgredivo.
E mi mostravi il mare,
lucente oltre la Piana,
e i bastimenti tremuli, lontani.
S'ode nella calura frinire una cicala,
la vecchia ruota del mulino è muta
edio stranito vado;
Lascio il sentiero usato
per il paese antico.
Sotto il castello tutto il borgo tace;
evapora dai tetti un che di pace.
Questo è il mio mondo andato: un eremo beato.
più su, l'aspro ginepro.
Sento soltanto il mormorio dell'acqua
che scende a valle saltellando
tra un variar di verdure
e rari cinguettii.
Ora rammento quanto, scaltro capriolo,
m' inerpicavo pei versanti tuoi
tra felci e querciòli e mortelle
e profumi di labiati.
e ti scoprivo fin dove
l'acqua avevi più pura.
E in te correvo e in te vivevo
e per te trasgredivo.
E mi mostravi il mare,
lucente oltre la Piana,
e i bastimenti tremuli, lontani.
S'ode nella calura frinire una cicala,
la vecchia ruota del mulino è muta
edio stranito vado;
Lascio il sentiero usato
per il paese antico.
Sotto il castello tutto il borgo tace;
evapora dai tetti un che di pace.
Questo è il mio mondo andato: un eremo beato.
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Riporto, sotto forma d' immagine il comunicato stampa dell' Associazione culturale "Gli Amici del Mare"
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da: http://multimediangela.splinder.com/
1 commento:
Ciao, Franco!!! Buon onomastico!!!
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