21 dicembre 2006
Il libro non è ancora arrivato a Eboli
12 dicembre 2006
Intervento di Francesco Agresti alla Fiera della piccola editoria di Roma
Dirò subito che la poesia non è un genere esclusivamente letterario, o, come sostiene Sanguineti, una formula matematica, ma, essenzialmente, una entità mineraria, anche se di un tipo tutto particolare, in quanto si tratta, generalmente, di un giacimento sommerso, o latente, le cui spire attirano soprattutto il rabdomante-poeta, che, quando è tale, riesce a mettersi in sintonia con ciò che lo scuote per tentare di svelarne il mistero e renderne edotto il mondo.
Perché, allora, ci domandiamo, questa entità misteriosa, questa energia giacente, attrae in modo particolare il poeta e non altri?
Per la verità questo è vero soltanto in parte, poiché da sempre esistono e si sviluppano parallelamente alla poesia forme d'arte anche sublimi quali la musica, la danza, la pittura, o la scultura, che tendono ad evocare, o a suscitare emozioni forti di tipo estetico, o fantastico, riproducendo anche in modo del tutto innovativo ed originale ciò che già si concretizza in natura attraverso suoni, paesaggi, eventi, gesta, accadimenti, figure, ecc.
Ma ciò che distingue la poesia rispetto a tutte le forme d'arte esistenti è la sua capacità esclusiva di generare sapienza attraverso la rimodulazione del linguaggio. Difatti, non a caso, Vico sosteneva che la poesia altro non vuole essere che creazione pura quale forma prima e sensuosa del conoscere. Concetto, questo, ripreso ed ampliato da Benedetto Croce quando afferma che la poesia - rispetto alla letteratura, che è massima espressione della civiltà - si impone essenzialmente quale opera di verità.
E chi ci dice, poi, che il poeta ha colto nel segno?
Ecco, è proprio qui che comincia il mistero che va ad alimentare la diatriba tra quanti affermano che la poesia è da considerarsi una forma d'arte al pari delle altre e quanti questo concetto lo hanno superato, o rimosso, insistendo nell'attribuire alla poesia il suo ruolo investigativo nei confronti dei misteri che attanagliano la realtà che ci circonda e ci sovrasta.
E' un po' come accade, tanto per capirci, con la querelle tra creazionisti ed evoluzionisti che non ha ancora trovato nel tempo la sua giusta via di soluzione.
Ora, per avvicinarci, in qualche modo, alla disvelazione dei misteri della poesia - visto che di questo siamo stati chiamare a parlare - in verità, pensiamo che pendono dalla sua parte gli appigli empirici di lucreziana memoria sulla natura delle cose tramite l'osservazione onesta delle quali il discepolo di Epìcuro arriva ad ipotizzare persino che il destino dell'uomo - e del suo mondo - risiede unicamente in se stesso. E che proprio l'universalità delle leggi di natura fa sì che la loro maestà si manifesti ugualmente in tutte le cose, nelle piccole come nelle più grandi, e che il rinnovamento della materia si traduce così in una valorizzazione poetica di tutti gli aspetti della realtà in cui l'afflato visionario ed il tono ispirato investono, accanto ai più impressionanti spettacoli della natura e dell'esistenza umana, moltissimi fenomeni dell'esperienza quotidiana.
E, naturalmente, Lucrezio lo fa individuando il fenomeno della conoscenza nell'esperienza sensibile, anche se la teoria in base alla quale costruisce la propria fisica materialistica ha come nucleo essenziale l'attività di enti invisibili quali gli atomi, assolutamente sottratti ad ogni possibilità di percezione immediata, per concretizzare la cui percettibilità egli aveva sviluppato un procedimento di intuizione analogica che, partendo dall'osservazione degli eventi nell'esperienza quotidiana, ricavava la chiave di accesso alla comprensione dei fenomeni invisibili.
E proprio il ricorso a questo metodo, se vogliamo comparativo, costituisce al tempo stesso uno dei pilastri portanti dell'argomentare persuasivo ed una delle fondamentali matrici generative dell'immaginazione poetica lucreziana che ancora oggi, tra l'altro, riteniamo del tutto interessante.
Bene, detto questo, dopo aver girovagato per un po' intorno ai misteri della poesia, ora dobbiamo parlare de Il segreto delle fragole, il pratico quanto prezioso diario poetico per il 2007 uscito per i tipi della LietoColle ed egregiamente curato da Stefania Crema e Salvatore Contessini.
Senza ombra di dubbio, si tratta di un atto di fede da parte dell'Editor Michelamgelo Camilliti il quale, con Il segreto delle fragole rinnova il suo impegno concreto e tangibile nei confronti della poesia.
Dicevo, di questo Segreto delle fragole, come di un diario pratico e coinvolgente in quanto si sfoglia con grande agilità, rinnovando pagina dopo pagina incontri ravvicinati con alcuni tra i poeti contemporanei, famosi e non, i quali, confidando in questo efficace strumento di comunicazione, rinnovano un rito antico come il mondo, poiché da un nuovo incontro, o da un nuovo verso, può dischiudersi un orizzonte che pensavamo smarrito per sempre oltre l'abisso.
Le brevi noticine e le curiosità letterarie, inserite nel diario mese dopo mese, incuriosiscono ulteriormente il lettore, rivelandogli anche lacerti e nozioni di storia su alcuni dei grandi della letteratura che il tempo, ovviamente, ci restituisce immortali.
Per non parlare poi, dell'utilissimo elenco - per chi intende avvicinarsi realmente e seriamente alla poesia - sia dei maggiori premi nazionali (circa quaranta), sia delle più importanti riviste di poesia e di letteratura (oltre settanta), sia ancora dei piccoli editori coraggiori che oggi, come fa Camilliti, continuano, nonostante tutto, e qui alludo praticamente all'oblio quasi totale in cui da tempo i grandi mezzi di comunicazione ha confinato la poesia - a pubblicare versi.
Come altrettanto prezioso ed esaustivo mi appare l'elenco dei circa quattrocento titoli di poesia complessivamente pubblicati dalla LietoColle. Un vero e proprio scrigno di autori in grado di soddisfare l'esigenza poetica di qualsiasi lettore, anche il più smaliziato.
Realtà, quella della piccola editoria che si dedica alla poesia che, grazie anche al crescente successo di questa importante iniziativa fieristica, Più libri più liberi, che si va caratterizzando anche per la sua originalità, che non poteva certo sfuggire alla sensibilità del presidente della Rai, Claudio Petruccioli, il quale, facendo suo anche l'appello del ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, ha impresso un vigore nuovo e palpabile nella programmazione dei futuri palinsesti RAI a favore della letteratura, della cultura e della poesia.
Vigore, questo, che riteniamo, al di là di qualsiasi enfasi retorica, sia in grado di dare la spinta iniziale necessaria ed indispensabile per un nuovo Rinascimento, almeno per quanto riguarda il rinnovamento del linguaggio e la promozione della letteratura e della poesia su vasta scala.
E prova ne è, in questo senso, la nuova rubrica di letteratura Il Navigatore, curata da Franco Matteucci, dedicata prevalentemente ai giovani, già in programmazione su RAI Futura per un'ora settimanale di trasmissione.
Grazie dunque, soprattutto oggi, a Michelangelo Camilliti per questo ulteriore atto di coraggio finalizzato alla pubblicazione del suo preziosissimo vademecum-diario dei poeti contemporanei.
Roma, nove dicembre 2006.
09 dicembre 2006
Da Metrica esoterica di Gianky: canzone
So di un luogo dove biancheggia – l’aria.
Il sole ha smesso di ferire
come gemma – per non perire
ha baciato le creste bianche – dell’aria.
Una volta – anche io per non morire
ho preso la mia poesia
la metrica della poesia –
e come un flauto – ho deciso di partire.
Da tempo – per partire
avevo detto no! al paese
e in riva al fiume del paese
avevo strappato gli abiti e la vela
alla tempesta che attraversa – il Segno.
Forte – l’impeto della vela!
Un giorno vidi un muso
un cervo con un grande muso –
pensai: - Il Segno atteso! –;
mi tramutai – in acqua – in un pesce – offeso.
L’ossigeno mi giungeva più denso.
Ma che pensieri maestosi
tramonti meravigliosi
anche se emergevo da liquame denso!
Non so per quanto tempo – avrò nuotato
toccando con la pancia
il pelo della sabbia;
come la rabbia – restavo travisato.
Se il pelo s’è abbassato
con le pinne e con la mano
trascinando sempre la mano
ho guadagnato la ribalta della conca.
Ho visto dei marinai
gli scafi marci dei marinai;
i mulinelli di schiuma
degli scavi – al tramonto; rossa la schiuma.
Di notte – il fondale diveniva – freddo
un po’ malinconico;
un po’ nostalgico;
così – sospiravo nel mattino – freddo.
Gli spazi erano più ampli di un manico;
il liquido – sempre – più freddo
e nel buio – più – del freddo.
Poi – le prospettive si aprirono – nel viatico
abisso malinconico;
in alto – un piatto verde:
il sole – il mio prato – verde
dietro alle ombre – di pesci – in branco.
Nel mattino – del nuovo giorno
incerto e già stanco –
temevo quest’abisso
il mio scuro abisso
dal sapore salato:
la mia conchiglia – di fango – incrostato.
da Metrica esoterica di Gianky: introduzione e acrostico
E parto per questa nuova avventura letteraria: comporre poesia, e si spera bella poesia, utilizzando la metrica di tutti i tempi e di ogni Paese. Ci proverò almeno. Perché?
Il verso sciolto è stato certamente una grande conquista. Poter comporre senza doversi più preoccupare di imbrigliare le parole in un’architettura formale, per qualcuno, me compreso, deve esser sembrata una conquista grandissima. La metrica naturalmente permette combinazioni di parole sicuramente più esigua.
Ma con il tempo, è nato un ragionamento preciso. Mi sono chiesto: l’assenza della metrica non ha in fondo eliminato qualcosa grazie alla quale la poesia aveva funzionato per secoli? Io penso di sì!
La poesia storicamente è nata per essere accompagnata dalla musica e dalla danza. Perciò essa doveva essere il testo di una canzone, e la metrica doveva essere l’architettura formale per dare corpo al ritmo interno della composizione. Eliminare la metrica, ha significato snaturare la poesia, avvicinarla alla prosa, e dare l’impressione che fosse il genere letterario accessibile da chiunque volesse provarci. - Basta dirlo con il cuore. - dicono i neofiti - Farla sgorgare così come la si è pensata. –
Ma che state dicendo!!! La poesia è ricerca formale, prima di ogni altra cosa; è un mistero il perché una grande poesia sia appunto grande!
Infine, una rappresentazione sbagliata della corrente romantica, ha dato il colpo di grazia: la poesia come espressione di semplici sentimenti da dedicare nei momenti romantici… ma che state dicendo!!!
Allora mi sono accorto che ciò che all’inizio poteva sembrare una rivoluzione contro una tradizione fossilizzata nel manierismo, per mezzo del verso sciolto appunto, aveva sottratto solo il mestiere del comporre poesia. Sia ben chiaro, senza aver la pretesa di riuscire nel mio intento, so che la poesia è filologia, retorica e tradizione. Ogni grande poeta del passato ha dovuto confrontarsi con la tradizione poetica che lo ha preceduto. La cultura latina e prim’ancora la cultura greca… come potersene sottrarre, specialmente per un poeta che scrive in italiano, che è l’evoluzione soprattutto delle due lingue precedenti? Concetti scontati…
Ho acquistato un testo, e precisamente il Dizionario di linguistica e di filologia, metrica, retorica diretto da Gian Luigi Beccaria. Avendo esso come base di appoggio, per ordine alfabetico, presento dei miei versi imbrigliati nelle canzoni del passato, con occhio esoterico.
Questo è il mio personale omaggio alla tradizione e alle radici della poesia.
Inoltre, come poter resistere alla tentazione di comporre utilizzando un metro di mia invenzione? E così ho fatto ironicamente con Gianky: 3 strofe: la prima: una terzina, un ritornello discendente, con rispettivamente: 11, 7 e 4 sillabe ( rima: A, b, c ); una stanza di 7 versi: 5+5+5.11+11+11+11 e con rima: d, d, a / E, E, B, C; un’ultima terzina, un ritornello ascendente ( sillabe: 4, 7, 11; rima: c, b, A ).
Annoto – su questo quaderno di ritmi
Nuovi versi del labirinto di camere:
Emozionato come un imbecille.
Lavavo così – da bambino – la coscienza
Annusando le maglie di mia madre.
08 dicembre 2006
Agenda delle fragole di Lietocolle

Nell'ambito delle 5^ Fiera della piccola e media editoria sarà presentato, a Roma, sabato 9 dicembre 2006 alle ore 18,00 nella Sala Calvino di Palazzo dei Congressi all'EUR, il "Poetico diario 2007 - Il segreto delle fragole" delle edizioni Lietocolle, a cura di Stefania Crema e Salvatore Contessini.Tra i relatori Maria Luisa Spaziani, Francesco Agresti, Corrado Calabrò, Dante Maffia.
20 novembre 2006
15 novembre 2006
Tanka autunnale
11 novembre 2006
PREMIAZIONI DEL PASOLINI 2006


Patrizia Cavalli premiata da Gianni Borgna, Assessore alle Politiche Culturali del Comune di Roma
Francesco Agresti, segretario generale del Premio, con Margherita Carlini della Banca del Fucino, sponsor
Il 1° novembre 2006, nella Sala conferenze dell'Ara Pacis in Roma, sono stati premiati i vincitori della terza edizione
*
Vincitore assoluto
Patrizia Cavalli, con Pigre divinità e pigra sorte (Einaudi)
Vincitori finalisti
Franco Buffoni, con Guerra (Mondadori)
Vera Lúcia de Oliveira, con Verrà l'anno (Fara editore)
Premio internazionale
Durs Grünbein
Premio "Opera prima"
Cristina Alziati, con A compimento (Manni editore)
05 novembre 2006
18 ottobre 2006
LETTERA APPELLO AL PRESIDENTE DELLA RAI CLAUDIO PETRUCCIOLI
Presidente Petruccioli, noi, poeti italiani, pensiamo che la Rai, nella sua funzione di organo istituzionale per la diffusione della cultura e dell'informazione, possa e debba porre un argine al malcostume che da troppo tempo, ormai, occupa e imperversa in tutti gli spazi di diffusione disponibili - soprattutto in quelli di maggiore ascolto - proponendo-imponendo al grande pubblico le proprie elucubrazioni, fondate essenzialmente sulla irrefrenabile ed incontenibile concezione dell'ego, con un linguaggio che spesso si avvicina al turpiloquio.Il messaggio che giunge, pericoloso soprattutto per i più giovani, è quello di una lotta all'ultimo sangue, che calpesta tutto e tutti, pur di tenere salde le proprie immeritate posizioni, creando una tribuna fondata sulla strafottenza, l'insulto gratuito e la mancanza di rispetto. Le vittime sono quelle persone perbene che devono subire queste villanie senza possibilità di difesa.Si dia almeno, signor Presidente, la possibilità di controbilanciare questa fiera del trash, con uno spazio culturale degno di questo nome, affidandone la conduzione a persone capaci di coltivare l'interesse per la cultura e per la poesia.In Italia, Lei lo saprà certamente, milioni di cittadini nutrono in solitudine la loro passione per la poesia. E la scelta non è dovuta alla paura di sottoporsi al giudizio di un eventuale critico, bensì al rischio, purtroppo alto, di dover confrontarsi con l'insensibilità, o peggio ancora, con la derisione, dei preposti alla pubblica informazione culturale e di costume.Poco tempo fa una radio privata ha chiuso la porta in faccia ai poeti, sopprimendo, forse, l'unica rubrica di poesia esistente in Italia, sostenendo che quella trasmissione non faceva ascolto, non vendeva spazi pubblicitari e che, quindi, andava cancellata. Noi chiediamo che la Rai, azienda pubblica, che in passato ha pure vantato grande sensibilità nei confronti della poesia e della letteratura, prenda atto di questa triste situazione e trovi misure adeguate per difendere e propiziare valori etici ed estetici più elevati.
Firmato:
Francesco Agresti, Tiziana Bagatella, Italo Benedetti, Alessio Brandolini, Martha Canfield, Mauro Caselli, Maurizio Cucchi, Davide Curzio, Vincenzo Della Mea, Biancamaria Frabotta, Marco Guzzi, Dacia Maraini, Vincenzo Mascolo, Erminia Passannanti, Plinio Perilli, Vito Pinto, Paolo Ruffilli, Maria Luisa Spaziani, Mary Barbara Tolusso, Angela Immediato.
Per altre eventuali adesioni, telefonare a Francesco Agresti, tel. 338 1686201 o francescoagresti@yahoo.it
Un articolo di Vito Pinto: miti e luoghi della memoria di Francesco Agresti

Il poeta ebolitano racconta miti e leggende di un’antica terra greca.
L’ISOLA IMPOSSIBILE DI FRANCESCO AGRESTI
Ritorna ad Eboli, sua terra natia, il poeta Francesco Agresti; ritorna tra la sua gente raccolta ad ascoltare, nelle suggestioni della romanica chiesa di San Pietro alli Marmi, Davide Curzio e Anna Nisivoccia, voci recitanti di “Itaca, l’isola impossibile”, accompagnati dalle musiche originali di Rocco Vertuccio. Un appuntamento voluto di Maria Rosaria Forlenza, per ridisegnare i contorni di un rapporto tra il poeta e la sua città. Trait-d’union è un poemetto di respiro classico, dove il viaggio di Ulisse riprende dopo l’amato soggiorno con Circe. E subito i luoghi del mito salernitano si raccordano a quelli laziali: da una parte le sirene della costa, i filosofi di Elea, gli eroi di Paestum, il mito di Palinuro; dall’altra la maga Circe, figlia del Sole e dell’oceanina Perseide che da Ulisse ha partorito gli eroi fondatori del mito italico.
Ma non solo! I luoghi della memoria sono raccordanti, nell’immaginario di Francesco Agresti: le emozioni infantili delle colline ebolitane proseguono con quelle adulte sulle alture laziali. Ricorda il poeta “Quello che più mi attraeva da piccolo era il paesaggio che riuscivo ad abbracciare dalla Collina di San Giovanni. Da lì sopra si vedeva il mare, nitido e coinvolgente, sul cui orizzonte si stagliavano i templi di Paestum, che nella mia giovane fantasia rappresentavano due navi sospese tra il cielo e il mare. Poi, da adulto, sono stato affascinato dal Monte Circeo, le isole pontine, il panorama infinito che si ammira da quella sommità”.
Così, tra immaginifiche sensazioni, oltre a varie raccolte poetiche, ecco fare la loro comparsa prima “Il ritorno di Ulisse” e poi “Itaca, l’isola impossibile”. E sembra quasi che, per il poeta, più che impossibile questa sia l’isola sognata, l’isola che non c’è... non quella raccontata da sir James Matthew Barrie ma quella dipinta in ceramica da Guido Gambone.
Versi dove si ritrovano i luoghi della memoria! “Quando si scrive – risponde Agresti – si attinge, anche in modo inconscio, alla propria formazione, sia spirituale che letteraria. E resta per sempre, la terra natia, come luogo dell’anima. Nel mio immaginario infantile,
Ecco l’isola sognata, l’isola che non c’è, che per il poeta, ormai adulto, nel viaggio di Ulisse diventa l’isola impossibile da raggiungere. Dice Ulisse a Circe: “io oggi affronto questo mare / armato solo di memoria, / con il ricordo di un fallito / poiché mai trovai la mia isola, / che pure tutti conoscevano... Isola sfuggente, mondo ignaro / tra aborrite geografie”.
Il poemetto di Agresti si sviluppa lungo i sentieri di un sommesso dialogo tra Circe e Ulisse: ed è colloquio d’amore e raziocinio. Con la mente Circe sa che è giunto il tempo in cui Ulisse parta per raggiungere finalmente la sua Itaca, ma il cuore le suggerisce di trattenerlo, ricordandogli i giorni e le notti dell’amore, “per proseguire, tra le rinnovate infanzie del mondo, quel cammino certo che non muore dietro l’onda breve del mattino”. Lui, il laerziade, astuto, prudente, equilibrato guerriero –così come si confà ad un re– guidato dalla dea, sa di dover partire: lo attende la sua isola, Penelope, il figlio Telemaco. Troppi gli anni della lontananza ma anche troppe le domande che si accavallano. Forse più che le sirene, dolce tentazione è la voce di Circe che nasce dal profondo dell’animo, senza malie che non appartengano all’amore. Quanto tormento in questo colloquio che il poeta lascia immaginare notturno. “E’ muto il paesaggio all’imbrunire” fa dire ad Ulisse nell’indirizzargli lo sguardo su un mare di cui l’eroe ne ascolta “la voce insonne / ricolma di geografie e di correnti / di cieli incerti e di marosi”.
Riaffiorano i vecchi valori, gli eroi, i miti, le leggende, la terra, la nostalgia della natura e quei templi antichi che si stagliano contro l’ultimo orizzonte “come navi sospese tra cielo e mare”.
Scriveva Dante Maffia di Francesco Agresti: “Questo poeta del Sud, con semplicità e in sordina, continua a regalarci i suoi doni di poesia senza rincorrere clamori inutili”.
Ma Eboli sta a guardare, come le stelle di Cronin, in attesa di un richiamo per ora rimasto inespresso sui crepuscolari crinali di antichi tragitti greci. Forse è Eboli, per Agresti, l’isola impossibile, anche se nel fondo dell’animo resta la visione rosea del mondo e della vita: “La poesia –dice- è una maniglia che può aprire le porte della conoscenza”. Un passaggio segreto s’apre nel cavo della notte.
Vito Pinto
10 ottobre 2006
Il perché di un premio di poesia intitolato a Pier Paolo Pasolini

In un momento come quello attuale, caratterizzato da un forte disagio esistenziale, ed in cui da più parti si va tentando con sempre maggiore accanimento di relegare la poesia tra i cosiddetti generi minori, se non addirittura futili, della letteratura, convinti più che mai della funzione insostituibile esercitata da questo indispensabile strumento creativo e formativo nell'ambito della nostra stessa civiltà occidentale, grazie al quale intere generazioni di giovani sono state aiutate a capire se stesse ed il mondo circostante, modellandone spesso anche i comportamenti sociali e la loro stessa libertà di coscienza, con Alessio Brandolini, Martha Canfield, Biancamaria Frabotta e Dacia Maraini, abbiamo deciso di istituire un premio internazionale di poesia dedicandolo a Pier Paolo Pasolini a circa trent'anni dalla sua tragica scomparsa, avvenuta ad Ostia nella notte tra il primo ed il due novembre del 1975.
Una scelta obbligata quella di Pasolini, non fosse altro per la dirompente attualità dei suoi versi e per tutto quanto il grande poeta di Casarsa è riuscito a rappresentare nel corso della sua tormentata esistenza. Pasolini, in uno dei momenti più controversi della nostra storia, è stato il compagno fraterno di intere generazioni. Interprete lucido e solitario dei mali della società italiana, è riuscito a cogliere, da poeta, quella realtà che, troppo spesso, è sfuggita a politici, analisti, educatori, burocrati ed operatori sociali. Nostro unico intendimento è quello di trasmettere ai giovani, con la sola arma della poesia, il senso del suo disperante amore per la vita, poiché, come ebbe a scrivere Carlo Bo in occasione della sua morte, "Pasolini è stato il poeta della miseria umana. E l'impazienza e la furia della polemiche, che caratterizzavano i suoi interventi settimanali sulle pagine del Corriere nei suoi ultimi anni di vita, lasciavano trapelare il volto del nemico contro cui si batteva. Pasolini ha sentito venire la morte ed ha visto le mani di chi lo avrebbe colpito e schiacciato. Per questo i suoi scritti corsari sono stati profetici. Col tempo si comprenderà meglio il significato ed il timbro della sua voce. Oggi possiamo dire che la sua vita non è stata un gioco e che la sua morte violenta ha dato un altro spessore al suo discorso poetico, iniziato nella pace di un paese friulano e chiuso nella rabbia omicida della nuova Roma.
Pasolini, in una stagione caratterizzata dall'egoismo e dalla violenza, triste presagio di quella attuale, è stato uno dei pochi uomini ad avere il coraggio della propria natura, oltre che dei propri pensieri e delle proprie azioni. E' stato, quindi, uno dei pochi veri testimoni del nostro tempo ed è stato lo scrittore che più di ogni altro aveva rifiutato di evadere dalla realtà italiana. Per lui, la letteratura, l'arte, la poesia altro non erano che impegno umano. Tutta la realtà lo commuoveva. Ed è soprattutto attraverso tale commozione che gli artisti ed i poeti vedono ciò che agli altri sfugge.
Pasolini ha voluto pagare di persona la sua difficile scelta di essere contro.
Ecco, questo premio non vuole essere una celebrazione, o una sorta di classificazione o catalogazione della vita, o dell'opera di Pasolini, ma un impulso, o meglio, un anello di congiunzione, attraverso il linguaggio della poesia, tra una realtà storica, quella del secondo dopoguerra, quando erano ancora forti i miti che ci legavano alla civiltà contadina - per certi versi ancora quella dei Greci - che aveva visto in Pasolini il suo cantore più disperato e lucido, ed il nostro futuro prossimo, per cercare di superare, tutti insieme, quella stagione del malessere, che ci ha tormentato, e ci tormenta, da fin troppo tempo, con incomprensioni, ingiustizie, malanimi, per proiettarci, con piena coscienza civile nel terzo millennio, consapevoli, più che mai, del sacrificio personale di un uomo che alla sua arte forse aveva chiesto troppo, ma che aveva già messo nel conto tutto il peso della sua amara esistenza.
09 ottobre 2006
Voci dall' Idroscalo

S' infrangono sul litorale di Ponente
le illusioni di una civiltà millenaria
che proprio qui, nel mare di Enea, vide la luce.
Onde impetuose, immense, incalzate da urla possenti
scuotono il muro sbilenco che limita l'arenile.
E' un susseguirsi infinito di mandrie impazzite
che, sospinte dal vento,
abbandonano il mare in un turbinio sinistro
reso ancora più cupo da una bassa nuvolaglia
che invade la strada e le case.
Roma è remota, spersa tra i suoi futili consumi.
Assente qualsiasi altra presenza umana.
Manca poco a Natale.
Lungo il litorale, spazzato dal gelo
c'è solo la furia del mare che a tratti
sovrasta la diga del porto ed invade i pontili di schiuma.
Con le barche a tinnire nel fragore del vento.
Annotta. E' quasi ora di cena.
Ostia si estrania al mondo, ignara
nel chiuso dei suoi tristi casamenti.
Il Tevere è muto, ma tracima di bile feroce.
Il muro d'acqua che arriva dal mare lo strozza.
L'allerta è imponente.
Per l 'Idroscalo è un continuo alternarsi di voci.
(Ed è un richiamo ad altre voci. Ad altre grida
di una notte dannata che non muore).
Si esorta la gente a sgombrare le ultime tane
che ancora resistono agli oltraggi del tempo.
E' l'amaro residuo di un popolo antico, in rovina
senza più storia, senza avvenire.
L'inascoltato poeta, da tempo, riposa lontano, a Casarsa.
Un fiore appassisce ai margini del cippo
tra l'erba sbiadita dalla salsedine.
Ora un buio più fitto invade lo spiazzo.
I cani randagi rincorrono
fantasmi di carta sollevati dal vento.
Azzannano l'aria nervosi, aggressivi.
Dal porto si leva un barlume di luce
ma è un lucore malato, un po' frusto
smarrito tra le nebbie serali e gli spruzzi del mare.
Poi l 'inferno si placa e chi può torna a casa
in attesa di un giorno migliore. Forse.
Francesco Agresti
Dicembre 2005
04 ottobre 2006
Il vento dell' anima

che impavido rincorre le sue mete.
Musica divina sono le sue vibrazioni
all'orecchio del bambino
che, teso, brandisce il filo
ed ebbro lo governa
per tenerlo in tensione.
Spaurito, un rondone
volteggia guardingo
evitando il dragone variopinto
dalla lunga coda scoppiettante.
Non è così per l'uomo di passo
che lo fissa incantato
e in quel veleggiare di sogni si inebria
evocando per sé e le sue millenarie sventure
quel moto muto dell'anima.
Quel soffio lieve, oggi di pace,
che al di sopra delle passioni vola
avvolgendo uomini e cose
in un brusio silente, quasi un incanto,
nel frastuono che incombe
appena oltre il mare, al di là dei monti,
nelle città morenti.
Ma il sogno è breve,
capriccioso come la mano del bambino
che, con crudeltà innocente,
ad un minimo scarto di vento,
strattona il suo gioco
che rapido rovina verso terra.
Francesco Agresti
Roma, 20 luglio 2005
Locandina
Il Comune di Roma, Assessorato Politiche Culturali, e l'associazione Gli Amici del Mare, in collaborazione con l'Assessorato alle Politiche Culturali della Provincia di Roma e con il Comune di Casarsa della Delizia, comunicano la terna dei vincitori finalisti della terza edizione del Premio Internazionale di Poesia Pier Paolo Pasolini. Tra i 142 volumi pervenuti, la giuria del Premio, composta da Dacia Maraini (presidente), Francesco Agresti (segretario generale) Alessio Brandolini, Martha Canfield, Maurizio Cucchi, Tullio De Mauro e Biancamaria Frabotta, ha selezionato la terna dei vincitori finalisti della Terza Edizione 2006. Essa è composta da Franco Buffoni, con la raccolta Guerra, edita da Mondadori; Patrizia Cavalli, con Pigre divinità e pigra sorte, (Einaudi); e Vera Lúcia de Oliveira, con Verrà l'anno, pubblicata da Fara Editore. Tra questi tre vincitori finalisti, il prossimo primo novembre, con inizio alle ore 17.30, nel corso della cerimonia ufficiale di premiazione che avverrà della Sala conferenze dell'Ara Pacis in Roma, sarà reso noto il nome del vincitore assoluto. Il premio Opera prima è stato assegnato a Cristina Alziati per la raccolta A compimento (Manni Editore). Il Riconoscimento internazionale è stato assegnato al tedesco Durs Grünbein per la sua opera complessiva. Al vincitore assoluto della Terza Edizione andrà un premio in denaro di quattromila euro; agli altri due vincitori finalisti e all'Opera prima un premio di duemila euro ciascuno. Al Premio internazionale, oltre ai quattromila euro, andrà anche il Premio speciale Città di Casarsa della Delizia di duemila euro. Durs Grünbein, nato a Dresda nel 1962, attualmente vive a Berlino ed è considerato l'intellettuale contemporaneo più apprezzato ed ascoltato dopo la generazione degli Enzensberger e dei Grass. La sua poesia, caratterizzata da una saldissima fede nella parola, acquisisce forza dal rapporto con gli autori della classicità antica (da Seneca a Giovenale) per approdare, anche attraverso una disamina lunga duemila versi dedicati a Cartesio, al razionalismo moderno (Brecht, Benn, Pound ed altri) e con esso alla stessa condizione esistenziale dell'uomo contemporaneo. In Italia sono stati pubblicati da Einaudi A metà partita (1999); Il primo anno (2004) e Della Neve (2005), tradotti da Anna Maria Carpi. La manifestazione gode del Patrocinio e della collaborazione del Goethe Institut di Roma, del finanziamento della Banca del Fucino, e si avvarrà della voce di Tiziana Bagatella, la quale leggerà alcuni brani di Pasolini in friulano, riproposti in lingua da Davide Curzio, al quale è affidato anche il coordinamento della manifestazione.
*****
Ritorno ad Eboli

Oltre al lamento del mare, nelle notti di luna,
al luccichio delle stelle,
che le cime della selva sfiora,
e al desiderio comune
che almeno un sorriso, sia pur mesto,
vaghi, tra cirri errabondi
e che al cuore di un poeta approdi
cui altro non brami che riscattare,
tra sordità solenni, il dolore del mondo.
L'Ermice ("Ritorno ad Eboli")
tra questi obliati olivi
e la spenta ginestra
nella morente estate.
Oggi non so se ancora il lepre,
di fratta in fratta, fugge
al sordo scalpitar di sonagliere
più su, l'aspro ginepro.
Sento soltanto il mormorio dell'acqua
che scende a valle saltellando
tra un variar di verdure
e rari cinguettii.
Ora rammento quanto, scaltro capriolo,
m' inerpicavo pei versanti tuoi
tra felci e querciòli e mortelle
e profumi di labiati.
e ti scoprivo fin dove
l'acqua avevi più pura.
E in te correvo e in te vivevo
e per te trasgredivo.
E mi mostravi il mare,
lucente oltre la Piana,
e i bastimenti tremuli, lontani.
S'ode nella calura frinire una cicala,
la vecchia ruota del mulino è muta
edio stranito vado;
Lascio il sentiero usato
per il paese antico.
Sotto il castello tutto il borgo tace;
evapora dai tetti un che di pace.
Questo è il mio mondo andato: un eremo beato.
da: http://multimediangela.splinder.com/
Premio Internazionale di Poesia " Pier Paolo Pasolini"

Oggi, mio onomastico, nasce questo blog che intende essere una sorta di giornale online, nel quale racconterò, attraverso le immagini e i testi, ciò di cui mi piace occuparmi.
Per esempio, mi piace organizzare eventi letterari.
Uno di questi è il Premio di Poesia intitolato a Pier Paolo Pasolini, che nasce tre anni fa, per non dimenticare uno dei più grandi poeti italiani del '900.
Motivazione
Mai come ora, nel panorama letterario italiano, si osserva tutta la forza dirompente della poesia di Pier Paolo Pasolini.Consapevoli che la poesia è chiamata a dare un nome alla complessità del mondo sociale e politico, convinti dell'utilità della poesia come terapia del linguaggio e strumento di conoscenza del presente e del passato, consci della strategica intelligenza letteraria e del valore testimoniale dell'intera produzione poetica di Pier Paolo Pasolini, abbiamo deciso - in collaborazione con la Regione Lazio, la Provincia di Roma e il Comune di Roma - di istituire un premio internazionale di poesia dedicato a un poeta amato dai giovani, per ricordare la sua voce, la sua straordinaria modernità linguistica, e la sua attenzione nei riguardi dei cambiamenti antropologici e culturali.